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Spedizione – On the trail of the glaciers – Parte seconda

In diretta dalla catena dell'Himalaya, Fabiano Ventura condivide su BeeClimber il video e il diario della spedizione: "On the trail of the glaciers", un viaggio emozionante su una delle montagne più alte del mondo.

“Arriviamo al Kangchenjunga, la terza montagna più alta del mondo”

VOGLIAMO OGGI CONDIVIDERE IL VIDEO E LE PAROLE DEL SECONDO REPORT SULLA SPEDIZIONE “ON THE TRAIL OF THE GLACIERS”, CHE FABIANO VENTURA CI HA INVIATO IERI DIRETTAMENTE DALLE MONTAGNE DELL’HIMALAYA.

La spedizione prosegue a ritmo serrato. Nei giorni passati abbiamo risalito la valle del fiume Ghunsa verso il campo base della terza montagna più alta del mondo, il Kangchenjunga. I paesaggi himalayani in cui ci siamo immersi sono così belli da togliere il fiato e le emozioni provate ci hanno aiutato a superare la fatica. Alcuni giorni fa alle sette di mattina, siamo partiti da Ghunsa, un piccolo villaggio d’alta quota, descritto come meravigliosa perla nepalese anche da William Freshfield nel suo libro ‘Round Kangchenjunga’ che racconta la sua spedizione di 119 anni fa. Dopo quattro ore di cammino, tagliata l’enorme morena frontale del ghiacciaio Jannu a una quota di 4050 metri, ha iniziato a piovere. Arrivati al campo di Kambachen, come previsto avremmo dovuto fermarci due giorni per cercare di realizzare la prima ripetizione fotografica in programma. Avrei dovuto risalire lateralmente la valle per diverse centinaia di metri per trovare il punto da cui Vittorio Sella scattò nel 1899 una fotografia panoramica del ghiacciaio Jannu, ma il tempo purtroppo è peggiorato, cosa che ci ha costretti a rimandare la salita al giorno successivo.

Il tempo da queste parti, nonostante l’alta quota, cambia molto rapidamente per via dell’umidità proveniente dalla vicina foresta pluviale. La mattina successiva ci siamo svegliati sotto un manto di neve che ci ha obbligati a proseguire verso il campo base del Kangchenjunga e quindi a rimandare la ripetizione dello scatto storico al nostro ritorno. Il giorno successivo decidiamo di dividere la tappa prevista in due giorni, fermandoci in un campo intermedio. Questa soluzione ci permette di acclimatarci alla quota con più gradualità e di individuare il luogo esatto da cui Vittorio Sella riprese, in uno dei suoi straordinari scatti, la confluenza di due ghiacciai, il Kangchenjunga e il Ramtang. Il giorno successivo riesco a individuare gli stessi blocchi di roccia presenti in primo piano nella foto di Sella e a ripetere, così, lo scatto storico evidenziando i cambiamenti dei due ghiacciai che ora non si toccano più. Grazie al confronto effettuato abbiamo infatti potuto verificare come i due ghiacciai più di cento anni fa confluivano in un’unica fronte.

Finalmente nel primo pomeriggio del 4 maggio arriviamo al campo base del Kangchenjunga. Le montagne sono impressionanti con i loro versanti nord coperti da ghiacciai pensili. La salita è subito ripida e delicata. Siamo infatti costretti a inventarci un itinerario, considerato che il vecchio sentiero non esiste più a causa di crolli e frane del versante. Successivamente, con un lungo traverso su detrito in continuo movimento, salendo di oltre 100 m di dislivello, riusciamo a trovare, con fatica ma grande soddisfazione di tutti, il luogo da cui Vittorio Sella scattò una delle sue più spettacolari fotografie panoramiche del ghiacciaio Kangchenjunga.

Questi sono momenti davvero importanti per me e in questo stato, così emozionante, inizio subito la lunga sequenza di operazioni, che è una sorta di rituale: preparo accuratamente il materiale per realizzare gli scatti con la macchina Linhof.

Il paesaggio da qui è veramente mozzafiato, ci troviamo in un luogo strategico, con una visuale unica sulla confluenza di vari ghiacciai, a una quota di 5452 metri. Finalizzate le sequenze di scatti smonto tutto e ripartiamo subito per tornare al campo base prima che faccia buio. Siamo esausti, non adeguatamente acclimatati alla quota, ci fermiamo spesso per prendere fiato e riposarci, il campo base sembra lontanissimo ma con grande fatica lo raggiungiamo. Qui ci aspetta un meritato riposo, protetti dall’ombra della grande montagna sacra”.

La spedizione in Himalaya è la quinta del progetto ultradecennale ideato e fortemente voluto dallo stesso Fabiano Ventura, fotografo paesaggista e divulgatore, particolarmente interessato alle problematiche ambientali.

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